Si potrebbe ricavarne un film dall'odissea di questo dipinto
che straordinariamente torna a casa, prima di essere di nuovo
conservato nella Pinacoteca Vaticana.
La Madonna di Foligno è un dipinto a olio su tavola trasportata su tela (320 × 194 cm)
di Raffaello,
databile al 1511-1512 e conservato nella Pinacoteca Vaticana
nella Città del
Vaticano.
Il dipinto venne commissionato da Sigismondo de'
Conti, segretario di papa Giulio II, come ex
voto per il miracolo che aveva visto uscire la sua casa di Foligno illesa dopo essere
stata colpita da un fulmine
o un bolide. La pala si trovava
nella chiesa di Santa
Maria in Aracoeli a Roma,
luogo di sepoltura di Sigismondo, da dove nel 1565 una monaca nipote del donatore, la
fece trasferire nella chiesa di
Sant'Anna a Foligno,
presso il Monastero delle Contesse della Beata Angelina
dei Conti di Marsciano[1].
Fu rastrellata durante l'occupazione
francese nel 1797
e portata a Parigi.
Lì l'opera fu trasportata su tela, verso il 1800-1801, da Francois Toussaint
Hacquin, lo stesso che trattò analogamente la Vergine delle Rocce. In seguito al Trattato di
Tolentino tornò in Italia (1816), ma il pontefice Pio VII, come per altre
opere importanti d'arte sacra che vanta oggi della Pinacoteca Vaticana, decise
di trattenerla a Roma[2].
L'opera è in genere datata al 1511-12, mentre
l'artista lavorava alla Stanza di Eliodoro, ed è
il precedente più vicino alla Madonna
Sistina.
Nel 1957-1958 fu restaurato da Cesare Brandi[2].
La Madonna
col Bambino appare entro un grande nimbo dorato, seduta su una nuvola e
circondata da una corona di cherubini
che prendono forma dalle nuvole[2].
In basso, da sinistra, sono raffigurati san Giovanni
Battista, san Francesco
d'Assisi (fondatore dei Minori
che reggevano la chiesa) e san Girolamo,
riconoscibile dal leone mansueto, che presenta a Maria il committente
inginocchiato. Al centro si vede un angioletto che rivolge uno sguardo
trasognato verso l'apparizione celeste; regge in mano una tabella biansata
all'antica in cui originariamente doveva trovarsi un'iscrizione che ricordava
il voto del committente[2]. Duomo di Foligno (ph M Savino)
Il paesaggio al centro descrive sinteticamente
l'evento miracoloso, con un arcobaleno
che simboleggia la protezione divina e il lieto fine. Si vede infatti un
oggetto infuocato dirigersi verso un edificio, che secondo l'astronomo americano H. A.
Newton, sarebbe un bolide
che apparve al momento della caduta di una meteorite[3].
Nel paesaggio, dall'atmosfera umida e trepidante,
con effetti luminosi di grande originalità, sono leggibili influenze del tonalismo veneto, nonché
di autori ferraresi quali Dosso Dossi[2].
La posizione al centro della pala per rievocare l'evento miracoloso ricorda
inoltre l'impostazione della Pala
Portuense di Ercole de'
Roberti. La Vergine ricorda quella dell'Adorazione dei Magi di Leonardo e il Bambino
quello del Tondo Doni di Michelangelo, quasi a voler
seguire una sorta di "contaminatio" di modelli illustri[4].
Il collegamento tra le due parti della pala è
intensificato dall'orchestrazione cromatico-luminosa e dai numerosi rimandi di
gesti e sguardi: Giovanni, Francesco adorante e l'angioletto indirizzano
l'occhio dello spettatore verso Maria, che si rivolge al donatore, ricambiata.
Il gruppo della Madonna col Bambino è raccolto in un ovale sotto il mantello
protettivo di Maria e, come nelle migliori opere del Sanzio, ha quella viva
naturalezza che rende l'ideale bellezza estremamente familiare allo spettatore.
Il Bambino ad esempio non è ritratto come il dio benedicente conscio della sua
missione, ma come un vero e proprio fanciullo che sembra divincolarsi
dall'abbraccio della madre per coprirsi sotto il velo.
Straordinariamente acuto è il ritratto del
committente, spesso giudicato una delle migliori prove in assoluto del Sanzio
in questo genere[2].
L'anziano prelato ha il volto scavato, gli zigomi angolosi, gli occhi infossati
ed espressivi, le mani ossute e grinzose[5].
tratto da Wikipedia
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